L’ATI (Associazione Tartufai Italiani): Un Impegno Concreto per la Tutela della Libera Cerca e il Futuro dei Tartufai in Italia – Dichiarazione del Presidente Nazionale dell’ATI, Dott. Salines Italo Davide

Roma, 29/04/2025 – Nata un anno fa dalla volontà delle associazioni regionali di tutta Italia, l’ATI (Associazione Tartufai Italiani) si erge a baluardo degli interessi dei tartufai italiani. La nostra priorità è la salvaguardia della libera cerca del tartufo, un diritto fondamentale e un patrimonio culturale che dobbiamo preservare con tenacia. Con sedi regionali capillarmente distribuite da Nord a Sud, l’ATI garantisce una rappresentanza autentica delle diverse comunità di tartufai sul territorio nazionale.

Il nostro impegno va oltre la libera cerca. Siamo profondamente dediti alla salvaguardia del tartufo come risorsa economica e culturale, alla protezione del suo habitat – essenziale per l’attività dei tartufai – e alla valorizzazione del ruolo cruciale dei nostri fedeli cani da tartufo.

In occasione della recente audizione, l’ATI ha portato con forza la voce unita dei tartufai italiani all’attenzione delle istituzioni. Abbiamo rappresentato le istanze e le necessità di un settore radicato nella tradizione, ma che guarda al futuro con la seria preoccupazione di dover essere tutelato. Il nostro intento è contribuire attivamente alla stesura di una legge quadro nazionale sul tartufo che risponda concretamente alle esigenze di chi vive e lavora nel mondo del tartufo, garantendo chiarezza, completezza e piena soddisfazione, tutelando al contempo il nostro prezioso territorio.

Ribadiamo con fermezza la necessità di proteggere la libera cerca, così come definita nei boschi e terreni non coltivati (ex art. 7 del DDL), in quanto elemento imprescindibile per moltissimi tartufai e patrimonio immateriale riconosciuto dall’UNESCO. Esprimiamo forte preoccupazione per come diverse forme di limitazione del territorio – la potenziale espansione incontrollata delle tartufaie controllate, la creazione di aree protette e fondi chiusi, e le normative relative agli usi civici – possano concretamente ridurre gli spazi dedicati alla libera cerca, penalizzando in modo significativo i tartufai che tradizionalmente operano in queste aree. Per contrastare questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per la libera cerca, richiediamo con forza che venga stabilita una superficie minima garantita pari all’80% del territorio tartufigeno produttivo comunale da destinare alla libera cerca, come espresso nella nostra richiesta di modifica all’art. 5 del DDL.

Sottolineiamo, inoltre, la necessità di definire legalmente la “Tartufaia produttiva” (con l’esempio del tartufo bianco a 2 kg/ha) nell’art. 2 del DDL. Riteniamo questo strumento fondamentale per una gestione consapevole e sostenibile del territorio a beneficio di tutti i tartufai. L’auspicato censimento comunale delle aree tartufigene produttive è visto come un ulteriore passo cruciale per tutelare questo patrimonio comune. L’ATI auspica un equilibrio virtuoso tra tutela e sviluppo, che tenga in considerazione le esigenze di tutti gli operatori del settore, assicurando che la libera cerca non venga ulteriormente marginalizzata.

Tra le richieste avanzate con determinazione, evidenziamo la necessità di limitare l’estensione massima delle nuove tartufaie controllate e di stabilire distanze minime tra le stesse e dai fondi chiusi. Inoltre, ribadiamo con forza che la superficie complessivamente destinata a tartufaie controllate, aree protette, fondi chiusi e usi civici, dove vige il divieto o limitazione di libera cerca, non possa superare il 20% del territorio tartufigeno produttivo comunale. Parallelamente, chiediamo di garantire la libera cerca nelle aree demaniali, in particolare lungo i corsi d’acqua, definendo una fascia di rispetto di 5 metri dal ciglio di sponda. L’ATI promuove con convinzione la visione di un’unica figura di tartufaio rispettoso dell’ambiente e auspica una sinergia costruttiva con la legge forestale per una gestione integrata e lungimirante del Territorio.

Infine, l’ATI ribadisce l’importanza fondamentale che le unioni delle associazioni regionali dei tartufai siano parte integrante del tavolo tecnico previsto dall’art. 4 del DDL. Solo così potremo garantire che le esigenze e le competenze di chi vive quotidianamente il mondo del tartufo siano pienamente considerate nel processo decisionale.

Il Presidente Nazionale dell’ATI, Dott. Salines Italo Davide